BIOGRAFIA

Giorgio Palù (Cremona, 1964), laureato in architettura al Politecnico di Milano nel 1989, inizia l’attività di libero professionista nel 1991 e nel 1994, con il collega Michele Bianchi, fonda lo studio Arkpabi Giorgio Palù & Michele Bianchi architetti a Cremona.
Architetto sempre orientato alla ricerca, ha nel corso degli anni firmato progetti multidisciplinari per il settore pubblico e privato, con un approccio basato sulla sperimentazione tipo-morfologica e tecnico-materica e sulla innovazione tecnologica. L’attenzione alle forme organiche, alle esigenze dell’uomo nell’ambiente e alle potenzialità dell’esperienza nello spazio, unite a una straordinaria sperimentazione sui materiali, ha prodotto opere architettoniche che gli hanno valso titoli e riconoscimenti internazionali, dall’Architectural Award for Best New Hotel per The European Hotel Design Award nel 2002 – vinto con il Delle Arti Design Hotel – al Compasso d’Oro ADI – la XXIV edizione nel 2016 – all’Auditorium Giovanni Arvedi di Cremona, l’unica opera architettonica premiata nella storia con il prestigioso premio.
Rimandando ad altre fonti per la ricerca di Giorgio Palù come architetto, qui ci rivolgiamo al suo essere archi-scultore, capace ora di lavorare con i materiali della tradizione, dai metalli – il bronzo, l’acciaio inox, e il corten – alle pietre – in particolar modo, il travertino, ora di sperimentare il cemento duro e potente, ora le complesse e lucide resine.
Nascono e finiscono nel nero i cementi, che Palù cola nel polistirene e tortura con la fiamma, per annerire e corrodere la loro resistenza: opere black to black, nera è anche la pelle che le riveste.
Lo scarto al colore avviene con le resine: qui, i primari rossi, i blu, i gialli, con tutte le possibili sfumature, traslucenze, opalescenze, sono concepiti come materie plasmanti e sono al contempo il risultato di quella imponderabile potenzialità scaturita dal processo produttivo. Palù, che da architetto deve saper coniugare la visionarietà progettuale con la solidità e verifica costruttive e le necessità fruitive, nell’ambito artistico si assume il rischio di sperimentare, in un corpo a corpo con la materia e con l’imprevedibilità, anche, delle risposte date dalla tecnica e dai materiali.
Anzi, è proprio nella tensione tra controllo e libertà del farsi dell’opera, che si sprigiona la fertilità creativa dell’artista Palù. Ne rispondono, formalmente, i suoi lavori, a partire dai cicli delle grandi sculture in cemento, pietra e metallo, dove sempre vi è la cicatrice in oro o acciaio lucido a specchio, per vedersi attraverso la ferita, che confligge con l’eternità minerale della roccia: totem antropomorfi
spesso sospesi su basamenti industriali, che paion sul punto di incedere verso lo spettatore, o di proteggere l’ambiente, eredi delle ombre carnose di Alberto Giacometti.
Vi sono i densissimi oggetti di cemento, e poi le resine, lavori opposti e compenetrantisi – nei primi la densità inghiottente del nero, nei secondi la vitalità cromatica di reminiscenza organica, corallica e marina, infuocata e magmatica – che riflettono sul portato sperimentale delle avanguardie monocrome e spazialiste, con una mano immersa nell’informale materico di Alberto Burri e un’altra nella ferita di Lucio Fontana.
Vi sono le grandi installazioni, visionarie opere dove musica, luce, tecnologie compongono teatri drammatici dove lo spettatore compie un’esperienza di immersione totale e coinvolgimento sensoriale, abbandonando i confini del tempo e dello spazio, in direzione trascendentale. Del resto, di tutto questo è complice proprio la complessa formazione di Palù, artista colto e viscerale, architetto visionario e rigoroso, il cui atelier è costruito proprio lì, nell’in between tra le due discipline, in un’osmosi incandescente che non può, infine e da principio, fare a meno della musica, presenza costante dell’opera di Palù: un archi-scultore, lo possiamo definire, che non vuole cedere ad alcuna lusinga del risultato, ma continua a credere nel potere dell’uomo di forgiare la materia. Immergendosi in essa, e da essa facendosi salvare.

Principali opere architettoniche

  • Museo Diocesano, Cremona, 2021
  • Polo Tecnologico, Cremona, 2017
  • Complesso di ville sospese Ex Consorzio Agrario, Cremona, 2015
  • Villa Wadia e Villa Shajena, Montecarlo, 2014
  • Museo del Violino, Cremona, 2013
  • Villa Es Cubells, Ibiza, 2013
  • Restauro del complesso di Villa Machiavelli, Fiesole, 2012
  • Piazza Marconi, Cremona, 2011
  • Complesso residenziale di Via Doberdò, Milano, 2003
  • Delle Arti Design Hotel, Cremona, 2002

Principali opere architettoniche dedicate alla musica

  • Concert Hall, Lilla Academie, Stoccolma, 2019
  • Teatro Iran Mall, Teheran, Iran, progetto avviato nel 2018
  • Auditorium Giovanni Arvedi, Cremona, 2013
  • Winery, Wine Museum, Academy, Theater, Residential blocks and Hotels, Mar Nero, Russia

Principali installazioni artistiche

  • Albero del Cambiamento, Milano, con il sostegno di Accenture, 2020
  • Frattura (Ricomposizione), installazione temporanea (2019), Chiesa San Carlo, Cremona
  • L’anima della città, scultura urbana, Cremona, 2016

Principali mostre

  • GestoZero. Istantanee 2020, a cura di Ilaria Bignotti, ACME Art Lab (Alessia Belotti, Melania Raimondi, Camilla Remondina), Giorgio Fasol e Matteo Galbiati, da un’idea di Maurizio Donzelli, Brescia, Museo SantaGiulia, Cremona, Museo del Violino, Bergamo, Ex Chiesa di Santa Maria Maddalena, 2020-2021.
  • Frattura (Ricomposizione), a cura di Luca Beatrice, Il Triangolo Galleria d’Arte e Chiesa di San Carlo, Cremona, 2019.
  • EARTHSIDE. Viaggio al centro della Terra, a cura di Francesco Mutti, Istituto Italiano di Cultura, Stoccolma, 2018.
  • SUBSTANTIA, Galleria ARTETOTALE, Pietrasanta, Galleria Arte Totale, 2016.
  • PATHOS: fluendo verso, Museo Civico “Ala Ponzone”, Cremona, 2014